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Domanda empirica sull’ “incesto” animale

Domande su gravidanze e cucciolate
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Eylis
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Domanda empirica sull’ “incesto” animale

Messaggio da Eylis » 28/06/18, 15:44

Ieri ho letto diverse discussioni sulla riproduzione, rischi per le cucciolate,... e mi è tornata fuori una domanda che mi sono già fatta diverse volte e alla quale non ho mai teovato una risposta concreta. Forse qualcuno di voi ne sa di più!
La mia domanda non si riferisce solo ai criceti ma un po’ a tutti i roditori, anche topini e simili.

Allora: si sa che l’incesto nel mondo animale può comportare gravi rischi (malformazioni, tare edereditarie, piccoli troppo deboli,...), è un dato di fatto che vale anche per gli umani.
Negli umani la cosa si evita col senno (o si dovrebbe), dato che siamo a conoscenza dei rischi
Negli animali in cattività idem come sopra (compreso il “si dovrebbe”)
Ma negli animali selvatici, in libertà?! So che in alcune specie i maschi compiono piccole migrazioni per trovare più femmine con cui accoppiarsi, e questo potremme diminuire il problema, ma di sicuro non tutti i cuccioli una volta svezzati troveranno un altro territorio... E dato che da quanto so dopo essere svezzati non riconoscono più i legami “famigliari” potrebbe anche essere che un cucciolo maschio si accoppi con la mamma (o una cucciola con il papà), no? O hanno un sistema per “riconoscersi” ed evitarsi? O ancora nei roditori il problema si pone solo negli allevamenti dove la cosa va avanti per generazioni, mentre in natura essendo limitata non è così dannosa? Voi cosa ne pensate?
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kenzia7
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Re: Domanda empirica sull’ “incesto” animale

Messaggio da kenzia7 » 28/06/18, 18:52

Francamente non ho conoscenze precise in merito, immagino però che la natura abbia messo in conto anche i casi di individui nati da consanguinei tra i casi degli individui "deboli" destinati a morire prematuramente.
Sappiamo che i piccoli roditori fanno molti cuccioli per volta perché un alto numero di nascite mette in pari la bilancia tra nati e morti. I roditori muoiono perché catturati dai predatori, perché malati, perché mal nutriti a causa della morte dei genitori e, immagino, per tare genetiche e deformazioni dovute ad accoppiamenti tra consanguinei. Quindi benché l'istinto quasi sempre li porti ad entrare in territori di altri individui alla ricerca del partner, qualche volta qualcosa andrà storto e si accoppieranno individui condanguinei la cui prole sarà destinata a soccombere in natura.
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Re: Domanda empirica sull’ “incesto” animale

Messaggio da Eylis » 29/06/18, 13:27

Ha senso, anche se duro... Grazie :)
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Re: Domanda empirica sull’ “incesto” animale

Messaggio da spacelatte » 22/10/18, 18:14

Il motivo per cui, negli esseri umani, l'incesto è rischioso, è perché se nella famiglia di A e B, che sono imparentati, ci sono patologie genetiche o predisposizioni a certe malattie, i DNA di A e B hanno più probabilità di avere gli stessi errori/condizioni svantaggiose, e quindi aumenta anche la probabilità non solo di passarli alla prole, ma anche di passare una forma più grave.

Questo però non vuol dire che automaticamente da una relazione incestuosa nascano figli malati, solo che la probabilità che succeda è più alta rispetto a un accoppiamento tra non consanguinei. Quindi in natura, dove la maggior parte delle specie si accoppia con una frequenza maggiore rispetto agli umani (e agli animali in cattività), i figli malati sono solo una percentuale dei figli totali, e probabilmente è una percentuale trascurabile.
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Re: Domanda empirica sull’ “incesto” animale

Messaggio da franci_fra3 » 22/10/18, 18:48

Inoltre in natura i soggetti che hanno degli svantaggi muoiono presto vittime dei predatori o dell' habitat meno ospitale e non fanno in tempo a riprodursi. In cattività se non hanno problemi fisici molto gravi sopravvivono abbastanza da avere a loro volta dei figli (cui trasmetteranno in buona percentuale eventuali anomalie genetiche) e da sviluppare poi patologie in età adulta.
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